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La nostra scuola

La scuola nel castello

La Scuola Primaria di Moncucco differisce come impostazione dalle altre scuole dell’Istituto comprensivo di Castelnuovo Don Bosco. Vi troviamo le pluriclassi! La pluriclasse è un’organizzazione scolastica in cui bambini di età diverse lavorano insieme per metà giornata. E’ un modello pedagogico adottato da tempo in molti territori del nord Europa in base al principio che un bambino non apprende esclusivamente in base alla sua età anagrafica. Ogni bambino è diverso dall’altro e impara in modo diverso. E’ compito degli insegnanti trasformare questa diversità in risorsa, adottando metodologie e pratiche di insegnamento cooperativo, a classi aperte e per gruppi di livello, metodologie da tempo attivate nella pluriclasse. Questo significa che sia meglio la pluriclasse? No. Significa che sia meglio la monoclasse? No. Significa che ogni territorio si organizza in base alle esigenze e ai bisogni della comunità che lì vive e trova soluzioni diverse per situazione concrete diverse.

La pluriclasse stimola la solidarietà ed aiuta il lavoro di squadra, aiuta i più deboli ad integrarsi e a sentirsi utili al gruppo mentre gli altri imparano a spiegare e a rapportarsi e alla fine insegna a tutti che ognuno è più o meno bravo in cose diverse. La pluriclasse dunque favorisce le relazioni, la solidarietà e la condivisione di conoscenze, i bambini diventano più autonomi e sono più concentrati perché devono imparare a gestire il loro tempo e a svolgere il loro compito in un ambiente in cui contemporaneamente si possono svolgere attività diverse. I bambini si stimolano l’un l’altro proprio per la differenza d’età: i più grandi aiutano i più piccoli e sperimentano le loro abilità e conoscenze mentre i più piccoli sono spronati dall’esempio dei più grandi.

Si riparte! Grazie super genitori!

Una scuola comunità la nostra, fatta anche dai genitori, che insegna ai bambini l’autonomia, la responsabilità e il vivere insieme.

La collaborazione delle mamme  e dei papà sono uno dei fattori caratterizzanti di questo metodo: Marco Orsi ideatore del progetto dichiara infatti che “la scuola deve trovare delle forme nuove di coinvolgimento dei genitori, ad esempio i genitori collaborano nel sistemare gli ambienti scolastici. E’ bello che il bambino si renda conto che l’aula dove lavora, dove fa le attività, è realizzata anche dal proprio genitore”. L’apporto dei genitori non si ferma alle aule, infatti vengono coinvolti anche in vere e proprie lezioni dove il mestiere o la passione del genitore viene messo al servizio della classe; a riguardo Marco Orsi ci dice: “Valorizziamo i genitori anche per le competenze che hanno, per esempio il genitore medico lo coinvolgiamo quando studiamo il sistema circolatorio, mentre se c’è un falegname, può spiegare come usa la geometria nel suo lavoro“. Insomma, una scuola che pesca nella comunità che ruota attorno al bambino le risorse necessarie alla sua crescita ed istruzione.

Orsi soffermandosi in particolare sulla responsabilità ci dice “questi bambini vanno abituati ad assumersi dei compiti importanti, ad accogliere delle sfide e a lavorare in modo autonomo”. Questo approccio fa crescere anche le famiglie e le riporta al centro dell’educazione a fianco degli insegnanti in un progetto di scuola condivisa.

Dunque…buon anno scolastico a tutti, docenti, bimbi e genitori!

La nostra scuola senza zaino

L’idea del Modello Senza Zaino nasce da studi recenti e dalla pedagogia classica, da studiosi come Dewey, Bruner, Montessori e molti altri, per mischiarsi poi alle evidenze emerse dalla ricerca attuale della pedagogia e della psicologia scolastica e dei processi di apprendimento (ad esempio quello della Prof.ssa Lucangeli che da anni si impegna per realizzare, portare avanti e far conoscere i risultati di queste importanti ricerche).

Il Progetto Senza Zaino nasce nel 2002, a Lucca, dalla volontà di Marco Orsi, dirigente scolastico, interessato a creare un ambiente scolastico più in linea con le esigenze specifiche di ogni bambino, più ricco e stimolante. Gradualmente il progetto si è trasformato in un modello diffondendosi in tutta Italia; i tre principi cardine sono: ospitalità, responsabilità e comunità.

L’ospitalità si esprime prima di tutto attraverso un’aula accogliente e curata, con spazi confortevoli, ricchi di materiali per lavorare insieme. Non ci sono banchi in fila e la cattedra è appoggiata al muro.

Il senso di responsabilità nasce direttamente dalla possibilità di essere autonomi. In una classe sono presenti numerosissimi accorgimenti per “aiutare il bambino a fare da solo”, parafrasando il pensiero montessoriano: una segnaletica per rispettare il silenzio o definire un lavoro da svolgere; un pannello con le responsabilità quotidiane/incarichi di ogni bambino (come occuparsi dei buoni mensa, gestire la biblioteca di classe, innaffiare le piante, distribuire i quaderni, ecc); il ‘timetable’ che informa sulle attività che si stanno svolgendo; il semaforo per andare in bagno; ecc… Essere responsabili permette di esplorare la realtà con curiosità e interesse, farsi artefici della propria conoscenza e della propria vita.

Il concetto di Comunità si fonda sull’evidenza che l’apprendimento è un fenomeno sociale e avviene dentro relazioni significative. La cura della qualità di queste relazioni aiuta i comportamenti sociali e collaborativi, che alimentano la condivisione e la negoziazione di significati. Il valore di Comunità si esprime anche nella costituzione di una comunità di docenti che lavorano insieme.
La Comunità è di pensiero, visione e pratiche e deve essere anche di luogo.
Comunità è condividere le pianificazioni. La comunità scolastica è contemporaneamente: comunità di apprendimento:
in cui imparare significa attitudine, e non solo attività; comunità collegiale:
orchestrata dalla condivisione della missione da parte dei suoi membri nell’ottica di un comune beneficio; comunità di cura: data da relazioni morali, in cui ognuno si impegna verso gli altri; comunità inclusiva: persone differenti orientate al rispetto reciproco; comunità di ricerca: che usa il problem solving e un costante approfondimento collettivo delle possibili soluzioni. La scuola diventa un sistema di relazioni. E il sistema evolve verso una comunità di pratiche. Una comunità educante, nel continuo scambio di conoscenze tra docenti e allievi; l’apprendimento è “situato” e sociale: non appartiene più ai singoli, ma è patrimonio posseduto all’interno della cornice della comunità.

Dunque Senza Zaino non significa senza libri o senza compiti, i libri ci sono e i compiti pure, ma sta a sottolineare un approccio improntato alla valorizzazione di ogni stile cognitivo e alla necessità di un apprendimento collaborativo, in grado di costruire insieme un percorso di scoperta e conoscenza, mettendo in comune il materiale (tutta la cancelleria e tutto il materiale didattico che resta a scuola a disposizione di tutti), le risorse e le potenzialità di ognuno, riconoscendole e valorizzandole di volta in volta con l’attività più adatta. In una classe Senza Zaino ogni bambino ha la possibilità di esprimere se stesso e mettere a disposizione del gruppo le proprie inclinazioni e il proprio impegno, sotto la guida costante di un insegnante in grado di rispettare e valorizzare tempi diversi, modalità differenti e risorse specifiche di ognuno.

Una scuola Senza Zaino, mettendo al centro il raggiungimento dell’autonomia, è una scuola che valorizza la capacità critica e di riflessione personale. Una scuola così fatta è una scuola felice. E’ una scuola che prima di tutto rispetta e valorizza ogni bambino e lo aiuta a diventare se stesso. La comunità che si realizza in classe permette di creare relazioni significative e incentiva comportamenti collaborativi, una risorsa da coltivare e nutrire per permettere a ogni bambino di crescere in modo equilibrato, capace di interagire con l’altro in modo spontaneo e fiducioso.

Decenni di studi di pedagogia e psicologia ci dicono con chiarezza che l’apprendimento è strettamente collegato alla possibilità di sperimentare emozioni positive durante lo studio, ci dicono che ciò che si studia con uno stato d’animo felice, sereno e sicuro, si impara meglio, più a lungo, e anche dopo molti anni lo si recupera con la stessa sensazione di benessere e sicurezza. Questi studi ci dicono che l’apprendimento più efficace avviene in un ambiente felice, a contatto con relazioni significative e positive, avviene in un ambiente dove le inclinazioni personali sono riconosciute e valorizzate, avviene dove non c’è paura perché non c’è giudizio di valore, e ogni bambino è libero di provare e soprattutto di sbagliare, imparando così a correggere il proprio errore, senza colpa, senza sofferenza, ma con un sorriso: un processo strategico e indispensabile per tutta la vita.

Letture consigliate:

A scuola senza zaino. Il metodo del curricolo globale per una didattica innovativa. Marco Orsi, ed. Erickson (2016)

A scuola senza zaino. Il metodo del curricolo globale per una scuola comunità. Marco Orsi, ed. Erickson (2006)

Cinque lezioni leggere sull’emozione di apprendere. Daniela Lucangeli, ed. Erickson (2019)